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Pagare una mascotte con le royalties: quando e perché è un vantaggio per tutti

  • Immagine del redattore: Valentino Spadoni
    Valentino Spadoni
  • 18 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Quando un’azienda valuta la creazione di una mascotte, la prima domanda è quasi sempre la stessa:“quanto costa?”

È una domanda legittima a cui si può rispondere in più modi.

Esiste infatti un’usanza comune nei settori creativi: il pagamento tramite royalties sulle vendite, oppure una formula mista che combina un compenso iniziale più contenuto con una percentuale sui risultati.

Può sembrare una proposta insolita, ma non lo è affatto.

Nel cinema, nell’editoria, nel licensing di personaggi, il principio è lo stesso da sempre: una parte del valore non viene pagata subito, ma cresce insieme al successo del prodotto. Chi partecipa al progetto guadagna di più se il progetto funziona.


Applicato a una mascotte, il concetto è semplice: invece di considerarla solo come un costo iniziale, la si tratta come un elemento che contribuisce direttamente alle vendite. Spesso, i prodotti che utilizzano personaggi o brand riconoscibili riescono a essere venduti a un prezzo più alto rispetto a prodotti generici. In questo senso, la royalty non è semplicemente un costo in più, ma può essere assorbito — e in alcuni casi superato — dal valore che il personaggio aggiunge al prodotto.

Naturalmente, non è una formula che si adatta a tutti i casi.

Funziona bene quando la mascotte non resta confinata alla comunicazione, ma entra nel prodotto.

Facciamo un esempio. Pensiamo a un’azienda che produce coperte e vuole creare una linea illustrata per i letti dei bambini. Acquistare licenze di personaggi già noti può essere molto costoso; sviluppare un personaggio originale, invece, apre un’altra possibilità: utilizzare la mascotte sulla linea e riconoscere una percentuale sulle vendite.

Immaginiamo una coperta venduta a 29 euro, con una royalty del 5% legata alla mascotte. Significa che per ogni pezzo venduto, una piccola parte del valore torna a chi ha creato il personaggio.

Un’azienda, può permettersi di fare un test e per noi che creiamo la mascotte, si introduce un incentivo reale a progettare qualcosa che sia solo esteticamente valido e efficace sul mercato. Prendiamo un caso semplice: Un produttore di cartoni per pizza decide di stampare dei cartoni più accativanti.

Ha tre opzioni. La prima è tentare di ottenere in licensa personaggi famosi a livello globale.

La seconda è coinvolgere un artista affermato, tra difficoltà di contatto, disponibilità limitata e costi elevati.

La sterza è affidarsi a una soluzione più accessibile economicamente, con il risultato — purtroppo molto diffuso — di ottenere grafiche generiche o mediocri, poco distintive, che non aggiungono alcun valore al prodotto.

E se invece decidesse di stringere un accordo con un artista che vuole essere pagato in royalty?

In questo caso l'artista viene remunerato nel tempo, in base alle vendite o alla diffusione della linea (con tutto l'interesse a creare qualcosa che funzioni davvero sul mercato) e l’azienda riduce l’investimento iniziale.

Una mascotte, poi, può restare un semplice elemento grafico o addirittura trasformarsi in un vero e proprio asset: un personaggio che si evolve, che può essere declinato su più prodotti, che può crescere insieme al brand.

Naturalmente le royalties hanno senso solo quando esiste qualcosa da vendere di cui si può tenere il conto.

In definitiva, non è una soluzione universale. Ma per alcuni progetti è esattamente quella giusta.

Se stai valutando una mascotte e vuoi capire se un modello a royalties può funzionare nel tuo caso, possiamo ragionarci insieme e capire quale impostazione è più adatta.


 
 
 

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