Yuru-chara: le mascotte giapponesi che muovono miliardi
- Valentino Spadoni
- 5 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min
Il Giappone è forse l’habitat ideale per le mascotte.
Sappiamo già che lì la cultura dei fumetti è sviluppatissima. I giapponesi esportano e conquistano tutto il mondo con le loro creazioni.
Quello che però in pochi sanno è che la loro passione per i personaggi (e le storie) di fantasia si riflette molto anche sul loro quotidiano.
Hanno un pupazzo per ogni cosa!
Gadget, mezzi di trasporto, carte di credito e ovviamente… città!
In Giappone esiste un tipo di mascotte chiamato yuru-chara (ゆるキャラ) estremamente diffuso e diventato uno degli strumenti di marketing territoriale più efficaci che ci siano.
A dire il veroil nome Yuru-Chara -“personaggio morbido” più o meno- coniato dal disegnatore Jun Miura, si riferisce al loro aspetto. Sembrano basilari e rassicuranti, devono essere buffi in senso tenero.
Nonostante ai nostri occhi sembrino progettati con meno cura rispetto alle mascotte a cui siamo abituati -per esempio Bugs Bunny- questa tipologia di mascotte ha conquistato il popolo giapponese.
Il loro impatto sul territorio è enorme.
In alcuni casi, hanno generato centinaia di milioni in vendite. MASCOTTE LOCALI
Molti yuru-chara appartengono alla categoria dei gotochi-chara (ご当地キャラ), cioè personaggi legati a un luogo specifico, creati dalle amministrazioni pubbliche per promuovere città, prefetture, enti, associazioni, eventi, prodotti tipici ecc… IL BOOM
Non troppo tempo fa, nel 2007, esplode il fenomeno con una mascotte chiamata .
Il personaggio viene creato per celebrare i 400 anni della fondazione de castello di Hikone. Il successo è enorme: la mascotte attira turismo, su di esso si crea merchandising e si guadagna subito l’attenzione mediatica. La popolarità di Hikonyan ha aumentato le visite turistiche alla città di Hikone di oltre 200.000 persone all’anno. L’impatto stimato della mascotte sull’industria turistica è stato di circa 218 milioni di dollari, mentre gli effetti economici complessivi sono stati stimati in circa 425 milioni di dollari.
Le vendite totali di merchandising hanno raggiunto circa 21 milioni di dollari nel 2008.


Da quel momento molte città giapponesi decidono di creare la propria mascotte.
Nel giro di pochi anni nascono migliaia di personaggi territoriali.
Il fenomeno è tale da portare alla creazione di un evento, lo Yuru-chara Grand Prix, un concorso nazionale di mascotte, nel 2010.

Kumamon: la mascotte da miliardi
La mascotte più famosa del Giappone è Kumamon, l’orso nero della prefettura di Kumamoto.
Il personaggio viene creato nel 2010 per promuovere l’apertura di una linea ferroviaria.
I risultati sono impressionanti.
Nel solo 2018 i prodotti con Kumamon hanno generato circa 150 miliardi di yen di vendite. Ve lo dico io, sono più di 800 milioni di euro.
In meno di dieci anni il valore economico legato alla mascotte ha raggiunto quasi 1.000 miliardi di yen cumulati.
A quanto pare un segreto potrebbe essere il modello di licenza: la prefettura non fa pagare diritti per usare il personaggio, purché il prodotto sia collegato al territorio e venga approvato.
Questo ha permesso la diffusione di Kumamon su migliaia di prodotti diversi, trasformandolo in una gigantesca pubblicità permanente per la regione.
Funassyi: la mascotte diventata pop star
Un caso ancora più strano è quello di Funassyi, una mascotte pera associata alla città di Funabashi. Non è ufficiale: è stata creata da un cittadino.
Nonostante questo è diventata una star nazionale.
Funassyi ha pubblicato album e singoli musicali, avuto programmi televisivi e serie animate, un negozio online e uno fisico nell’aeroporto.
E attenzione, è accomunato a Ozzy Osbourne dal fatto che… entrambi si sono esibiti al Nippon Budokan di Tokyo.

La domanda che ci interessa a questo punto è:
Potrebbero funzionare anche in Europa?
Il giro di affari delle mascotte in Giappone è nell’ordine di miliardi di euro.I prodotti licenziati sono migliaia.
Hanno il potere di spostare milioni di turisti.
Se il modello degli yuru-chara non ci suggerisce una lezione precisa, ci dice però che potrebbe essere copiato.
Una mascotte non deve essere per forza una creazione aziendale.
Può diventare un simbolo culturale e territoriale.
Soprattutto può aiutare a definire un’identità locale.
Non che non ci abbiamo provato, ad esempio con la campagna che vede la venere di Botticelli girare per le mete turistiche.
L’idea alla fine ci sta, l’Italia è bene che insista sui propri punti di forza, ma qui si parla di altro, del fatto che non si può essere indifferenti alla tenerezza e alla simpatia!
Osservando il fenomeno degli yuru-chara, emergono tre elementi piuttosto chiari.
mascotte legate al territorio, che rappresentano un luogo, un prodotto o una tradizione locale
un design semplice ma immediatamente riconoscibile, spesso volutamente “imperfetto” ma proprio per questo memorabile
un uso diffuso e accessibile del personaggio, che può comparire su migliaia di prodotti e iniziative diverse
Chi ha scritto questo articolo non può fare a meno di pensare alle nostre città e ai nostri prodotti, promossi da mascotte autoctone.
Renderebbe le nostre vite più allegre, col rischio terribile di portare soldi nelle casse delle attività commerciali e dei comuni.
Ma per fare questo dovremmo prima di tutto prenderci meno sul serio!















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